mercoledì 6 marzo 2013

LA VIOLENZA



Una catena
come la vita,
un lucchetto
come gli ostacoli,
una chiave
come una soluzione.
A volte la catena
Incontra un ostacolo,
la violenza
che può romperla
rendendola difficile
e piena di odio
proprio in quel momento
la chiave è la soluzione
che ci permette
di aprire il lucchetto
e andare avanti…

martedì 26 febbraio 2013

NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO

Il mio incubo iniziò così..
Il sole di mezzogiorno era alto nel cielo, brillava e scottava come un tizzone ardente. Ero in casa, tranquillo e sereno. Era un sabato, un sabato che all'inizio si prospettava come qualunque altro: invece no. In piazza sentii delle urla, all'inizio non riuscii a capire che cosa fossero, ma poi di li a poco...
- TOC TOC !! Ad aprire fui proprio io e una volta che quei brutti ceffi entrarono in casa mia capii che i miei 15 anni stavano per essere spenti.
Mia madre lanciò un urlo che mi fece rabbrividire. Misi in borsa in quattro e quattro otto il necessario e mi costrinsero a stare stretto come una sardina in una specie di treno che aveva viaggiato forse per migliaia di kilometri. Troppe persone. Non finivano mai. Vi era più gente di quanta ce ne fosse stata la Domenica in piazza.
Divisero uomini dalle donne, anziani da bambini. Non sapevo cosa stava accadendo, ma quel qualcosa mi terrorizzava. Non riuscivo a trovare i miei genitori ,e mio fratello dov'era?? Ero preoccupato...
Dopo ore e ore il treno si fermò e a quel punto il mio incubo si stava ingigantendo. Si aprì davanti i miei occhi un enorme cancello, tutto in ferraglia e con sopra una scritta : Che cosa stava a significare?? Io non ero molto esperto di Tedesco e mi sembrava tutto così strano. Diedi un occhiata qua e la, in lontananza vi era un fumo nero, che sembrava fuoriuscire da delle fabbriche. Mi scaraventarono dentro una baracca, puzzava e ed era sporca, avevo fame, avevo sonno, ero stanco e non sapevo cosa fare…mi adagiai sul pavimento e chiusi gli occhi.
-Ehi voi, sporchi Ebrei, sbrigatevi indossate queste tuniche e cercate tra queste scarpe. Fra un’ora tutti al piazzale principale e muti, non fiatate!!
Mi spaventai, e mi misi quella specie di vestiti che c’avevano tirato, vestiti tutti uguali e con le scarpe che non si sapeva quante persone l’avessero indossate l’avessero dovute indossare. Il giorno seguente mi impressero un numero sul braccio, ero un semplice numero e la mia identità era cancellata per sempre, e forse anche il mio futuro. Soffrivo perché in un attimo tutta la mia vita, quella dei miei parenti e il nostro futuro ( di tutti quelli che erano stati deportati in questi
campi di concentramento ) si stava sciogliendo come una candela. Il lavoro mi stava distruggendo, mi trattavano come, anzi peggio di un animale. Al giorno mi davano un misero pezzo di pane e dell’acqua sporca, forse anche acqua piovana ma che pur di non morire si beveva. Ci si lavava poco. A me era toccato forse un lavoro non troppo pesante come lavare i pavimenti o raccogliere i resti dei cadaveri. A forza di vedere tutta quella gente morire senza un perché mi sentivo in colpa, forse tra le mie braccia era passato anche un mio amico…chissà…, non avevo più notizie della mia famiglia, ma nemmeno dei miei amici, ma nemmeno dei miei paesani. Feci nuove amicizie, con gente che io non avevo mai visto in vita mia. Ma le mie amicizie non duravano molto, massimo due giorni e non mi affezionavo, non avevo la forza e sapevo che avrei sofferto perché quei crudeli dei generali non lasciano scampo nemmeno ad una persona. Sono tutti razzisti, Hittler e Mussolini, dopo aver firmato quelle dannate leggi razziali hanno trucidato milioni di persone, innocenti, senza un perché, solamente perché sono un ebreo mi stanno facendo soffrire come un uccello in gabbia. Ero costretto a fare quello che volevano
loro e non ero libero di scegliere, non ero libero di fare niente, non ero libero nemmeno di esprimere le mie opinioni. Mi avevano tagliato i capelli, rasati a zero e tutte le persone erano uguali, scheletriche e senza nome. Una settimana dopo il mio deportamento mi ammalai, un infezione forse causata da quella dannatissima ferita sul braccio sinistro. Si, inutile negarlo, sarei anch’io finito la, nei forni poi ammucchiato su quei miliardi di cadaveri spogli e stecchiti.
Tutti i bambini, gli anziani erano stati uccisi nelle camere a gas. Sterminio senza pietà di gente e gente ( per maggioranza ebrea ).
-Non ce la faccio più, la notte non dormo più, avrei preferito morire prima di venire qua, perché nemmeno gli animali vengono trattati come trattano noi. Solo sofferenza, dolore e amarezza c’è nel mio cuore, ci sono e rimarranno per sempre.
La seconda Guerra mondiale per la Germania si stava concludendo in modo ostile e oscuro.
Due settimane, Sono passate solo due settimane e mi sembrava un eternità, tutti soffrivano e su un totale di
2000 persone ne tornavano 2/3, un numero enormemente piccolo.
-Trrrrr….. Il mitra, il mitra!! Stanno incendiando tutto!!! Bartolomeo, ma cosa succede!!!
-Nascondiamoci, di corsa, sbrigatevi. Dopo poco un silenzio di tomba regnava in quei campi, all’inizio di Lavoro ma poi di sterminio.
-Gli Americani!! !!!!! Gridarono altri ragazzi, in altre baracche.
Di corsa uscimmo fuori, scalzi e disidratati, morti di fame, ma almeno salvi…

Roberta Gentili, Giacomo Colaneri, Giulia Rossi

mercoledì 30 gennaio 2013

Cosa vuol dire essere timidi?


Se qualcuno mi chiedesse cosa vuol dire essere timida, beh non saprei cosa rispondere. Non che io sia così sfacciata, ma sicuramente sono abbastanza sicura di me. Spesso mi chiedono se qualche volta sia stata sicura di me, ma penso che se si è timidi, lo si è sempre, tutti i giorni, tutte le ore, tutti i secondi…
Crediamo che la timidezza sia un pregio. E’ vero, rende dolci e calmi, ma non è un così grande vantaggio: significa anche non essere sicuri di sé e non credere in se stessi, che secondo me è la cosa più brutta. Ma poi ripenso che anche io una volta ero così ad ogni piccolo sguardo arrossivo…
Ricordo ancora quando facevo parte di un gruppo musicale: ballavo sul palco, ma ogni volta sembrava che il mondo mi cadesse sopra, mi sentivo totalmente fuori posto, fuori luogo, e ogni tanto mi chiedevo cosa ci facessi li. Ero talmente imbarazzata che a volte avrei voluto mollare tutto, scappare via, ma fortunatamente questo non è mai successo! Altri episodi mi sono capitati, ad esempio quando ero al mare: come al solito si cerca di fare amicizie, ma io avevo paura anche solo di rivolgere una parola a uno o una sconosciuta, così me ne stavo accasciata sotto l’ombrellone. Anche durante le prime interrogazioni in classe, balbettavo e le mie mani cercavano qualsiasi cosa pur di tranquillizzarsi.
Poi ho capito che mostrarsi con quella maschera non era affatto bello, si può passare per quello che non si è, non si ha la possibilità di farci conoscere veramente. Succede così che ci diciamo che non abbiamo più paura di niente, o almeno lo crediamo. Ho capito che non si deve aver paura dei giudizi degli altri, perché nessuno è perfetto. Bisogna mostrarsi per quello che si è, perché la maggior parte delle volte si è timidi perche si ha solo paura di come la pensino gli altri. Il giudizio altrui è importante, ma non così tanto da farci chiudere in noi stessi. E’ molto meglio essere solari e amichevoli, oltre l’apparenza che in fondo è quella che conta meno, ma per divertirci, che è la cosa che conta di più.

giovedì 10 gennaio 2013

LA GUERRA



La guerra è come un rullo,
passa e non ha pietà per nessuno
Distrugge tutto quello che incontra,
è un terribile incubo
che fa soffrire
prima che tutto si risvegli.
La guerra non è il 'bum'
che si impadronisce di tutto
ma è una demolitrice
di sogni, speranze e felicità...

UN CARNEVALE...UN PO' CARO

Era arrivato il carnevale!!!!
Brighella e Arlecchino erano in giro per Napoli in cerca di divertimento.
Ad un certo punto, sentirono un profumo piacevole di pizza, proveniente da un negozio lì vicino; i due, affamati si avvicinarono e videro che era un ristorante.
Arlecchino disse: - Che dici, Brighella entriamo? -Si...certo entriamo!
Entrarono e...rimasero a bocca aperta davanti alla bellezza del ristorate. I muri erano decorati con stelle filanti e palloncini colorati; i camerieri erano vestiti da pagliacci; il pavimento era ricoperto da un tappeto di coriandoli; infine i clienti del ristorante erano travestiti da buffi personaggi fantastici. Di certo l'allegria non mancava in quel locale!!!
Arlecchino e Brighella dissero: -Questo locale è stupendo! - Brighella aggiunse- Ho deciso, adesso vado a ordinare quattro pizze, due per me e due per te. - Sono d' accordo!!- rispose Arlecchino.
Le pizze erano ...buone....buonissime...
Si fece sera tardi e i due dopo essersi abbuffati si misero a ballare dentro il locale.
Era quasi mattina quando Brighella e Arlecchino andarono dal cassiere per pagare il conto. -Quanto è?- chiesero, e il cassiere rispose: -Uhm...vediamo...10 euro per una pizza, 10 euro per un'altra, 10 euro per l'altra, e 10 per l'ultima pizza...poi...20 euro per esservi seduti sulle sedie...30 euro per esservi poggiati sul tavolo...40 euro per aver usato le posate...e in fine 50 euro per avermi chiesto il conto...ecco è tutto!!!- Arlecchino e Brighella sorpresi dissero: -Questo ristorante è veramente molto caro!!!! Ma non sarà uno scherzo di carnevale?

domenica 6 gennaio 2013

POESIA

E' notte fonda,
 spiaggia deserta,
 le onde sono simili ad un pavimento
su cui ballare,
 la luna illumina la spiaggia come un faro
da palco scenico,
 ecco che da lontano si vede una ballerina
 che triste e sola danza sull'acqua,
 ad ogni suo passo,il mare cambia colore,
 si sente odore di solitudine,
 odore della malinconia,
 forse causata dalla perdita di qualcuno,
 qualcuno così importante per lei,
 da lasciarla avvolgere
 dalle onde
 e improvvisamente sparì tutto...