Remo Orlandi e Agostino Sallusti ci parlano della Seconda Guerra Mondiale a San Vito Romano:
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sabato 24 maggio 2014
Territorio è legalità: recupero della memoria storica_intervista a Renzo Cianfriglia_Giulia Rossi
Renzo Cianfriglia ricorda il periodo della Seconda Guerra Mondiale a San Vito Romano:
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sabato 26 aprile 2014
martedì 15 aprile 2014
La tecnologia
7.00 segna la mia sveglia. Ecco l’odore del caffè
proveniente dalla mia macchinetta ultima generazione che si attiva
automaticamente col sorgere del sole. Anche il microonde sincronizzato con la
mia sveglia si attiva e scalda un croissant. E’ ora di alzarsi: metto i piedi
per terra e l’armadio magicamente si apre consigliandomi cosa indossare.
7.50: la voce della mia agenda multimediale mi avvisa che
è ora scendere da casa. Cosi metto il giubbotto con riscaldatore incorporato
che si accende a contatto della pelle e metto il mio dito sulla porta blindata
con sensore a DNA. La mia scala mobile mi porta fino alla macchina nuova di
zecca. Mi accomodo sul sedile e do ordine all’auto di partite. All’improvviso,
la mia testa mi avvisa che oggi è il compleanno di mia sorella, cosi, con il
mio cellulare supertecnologico mando un messaggio vocale a Maria che si trova
al polo nord.
Ci siamo, sono arrivato sotto l’azienda dove lavoro. Scendo
dall’auto e do ordine di trovare parcheggio. Salgo sull’ascensore e mi dirigo
verso l’uffici e immediatamente mi arriva il messaggio dalla mia segretaria che
mi da il buongiorno. Entro in ufficio: che la giornata di lavoro abbia inizio!
Mi siedo sulla morbida poltrona con funzione massaggi. Accendo iPad, computer,
telefono aziendale e schermo per le video conferenze. Documenti su documenti si
accumulano sulla mia scrivania, ma non c’è da scoraggiarsi: il mio computer mi
suggerisce come poterli catalogale.
12.30: la fame inizia a farsi sentire! Esco dalla mia
stanza e mi dirigo verso le macchinette che forniscono di tutto: dalla pasta al
ragù alla lasagna, da una fiorentina a delle ostriche. Inserisco i gettoni
multimediali che variano di valore in base al necessario e ritiro il pranzo.
Gusto il tutto al parco aziendale fornito di tavoli.
E’ ora di riprendere il lavoro: mi ritiro nella tana.
Cifre assurde sono incise su alcuni fogli, ma niente problema: tiri fuori dal
cassetto la calcolatrice. Basta posizionare la calcolatrice sui calcoli che si
ha il risultato.
18.15: sono veramente esausto! Forse è meglio tornare a casa. Salgo
sull’auto e mi dirigo verso casa. Ma un traffico infernale mi blocca, quindi
accendo la tv e vedo un bel film mentre gusto un ottimo champagne fornito
direttamente dall’auto. Finalmente riesco a tornare. Entro a casa, siedo
comodamente sul divano di pelle, anche esso dotato di massaggiatrice e dopo una
giornata impegnativa mi regalo un bel pisolino.
Dalla trincea...
20 ottobre 1915
Cara famiglia,
Vi scrivo da dentro la trincea. Sembra che attualmente ci
sia una quiete momentanea. La situazione è veramente difficile, non come
immaginavo o immaginiate. Il comandante dice che dobbiamo tenere duro, che ben
presto vi potremmo riabbracciare; ma sapete? Mi piacerebbe credere alle sue
parole, ma non è così. Appare difficile rimanere vivi tra mille pallottole
inferocite che tutti i giorni ci sfiorano. Appare impossibile rimanere immuni
alla paura, alla malinconia.
Ricordo ancora quando ero li con voi. Le lenzuola pulite
che la mattina mi svegliavano con il dolce profumo di bucato. La colazione che
tu madre, mi facevi trovare sul tavolo e il caloroso "Buongiorno". Le
urla degli amici, che mi venivano a chiamare per uscire. E poi ancora, l'odiosa
minestra calda, che madre ci preparavi tutti i giorni; sai? Non lo mai sopportata,
ma ora, ora farei l'impossibile per riassaporarla. Le partite a calcetto con
mio fratello, che si rassegnava alla mia bravura. Ed infine le lunghe nottate,
in un comodo e caldo letto, con una soffice coltre. Adesso che mi trovo in
questo tempo fa male ricordare i bei tempi.
I continui spari hanno fermato una musica bellica che
rimbomba nelle nostre menti, le urla riempiono giorno e notte. Siamo
costantemente nelle trincee, nella trincea, precisamente. Si, è da quando siamo
arrivati che ci troviamo qui. Non riusciamo ad avanzare e tantomeno gli
avversari. Pochi metri ci separano. Metri completamente ricoperti da filo
spinato, una sorta di protezione, che in realtà una protezione non è affatto.
C'è un odore sgradevole in trincea. Noi siamo sgradevolmente sporchi. Il cibo è
scarso, siamo fortunati se riusciamo a bere acqua pulita e a mangiare qualcosa.
Dormire è impossibile; continui rumori ci tengono svegli. Come se non bastasse,
siamo in contro all'inverno e anche il freddo arriverà a colpirci, la pioggia è
già arrivata ed ha peggiorato la situazione. Così dopo aver piovuto tutto il
giorno, ci ritroviamo in una grande pozzanghera di melma e fango.
Ma la cosa peggiore è che continuamente uomini muoio.
Oggi, è morto Salah. Venerdì Mark. Giovedì Sami. Mercoledì Giovanni. Martedì il
postino. E così via. Molte persone sono morte ed altre ne moriranno. Sami
diceva che avrebbe riabbracciato sua moglie e sia figlia. Era il più coraggioso
tra di noi. Diceva che il nostro compito era lottare per la patria. Non meritava
questa fine, come nessun'altro di noi. Ma quel maledetto proiettile lo colpi
giovedì, non ci fu niente da fare per lui. Il proiettile era troppo vicino al
cuore. Ricordo le sue ultime parole prima di iniziare un'interminabile sonno
"Combattete. Non lasciatevi abbattere!". Combatteremo per riscattare
lui e tutti gli altri fratelli morti. Chi darà un padre alla figlia di Sami? E
un marito alla moglie? Questi pensieri mi uccidono.
Oggi, è caduto nella trincea un uomo dalla divisa
diversa. Non sappiamo la causa della sua morte, forse un proiettile? Quasi
sicuro. Era in fin di vita, anche lui. Piangeva e continuava a ripetere parole
indecifrabili per noi. Chi può sapere qual era il suo mestiere: medico,
avvocato, postino, operaio o contadino. Anche lui, uguale a noi, con una
famiglia che lo aspettava a casa. Chi informerà i parenti dell'accaduto? Chi
dirà alla gente del suo paese di aver perso un bravissimo medico, operaio o
contadino? Nessuno. Nessuno potrà mai risarcire queste persone.
Ho paura, paura di poter morire proprio come il soldato
caduto, proprio come i miei amici. Cari genitori, spero un giorno di poter fare
giustizia a Salah, Mark, Sami, Giovanni e tutti i morti di guerra. Spero di
poter rimangiare prima o poi l'odiosa ma amabile minestra che tanto mi manca.
Cara famiglia, vi mando un saluto e un abbraccio.
Vostro Francesco
mercoledì 5 marzo 2014
SHOA
Aria di piombo, il treno che man mano percorre la passerella
della morte. Il cancello a dare il benvenuto; il bianco e nero che colora ogni
superficie. Nazisti pronti a selezionare. Sogni e speranze gettati, accumulati
fuori le porte. Silenzio. Silenzio totale spezzato dalle urla. Perfino la
natura tacque, consapevole dell'avvenire. File e file infinite di persone
considerate bestie, umiliate, disprezzate, maltrattate. Fronte bassa, si
dirigono verso i capannoni, i più fortunati. Mentre, bambini, donne, anziani e
malati vengono subito eliminati nel peggiore dei modi. "Non sono utili,
non servono" è il pensiero del nazista. Completamenti privati di identità,
costretti a lavori forzati uomini e donne. Costretto ad odiarsi tra di loro per
sopravvivere. Numeri sono ora diventati; nessuno, è ciò che i nazisti vogliono
che diventino. Eppure, tra i migliaia di ebrei c'è chi ancora tiene i pugni
stretti, sperando in un mondo migliore al di fuori.
Tanta sofferenza causata da che cosa? Perché è accaduto
tutto questo all'oscuro dagli occhi del mondo? Follia? Ignoranza? Razzismo?
Supremazia? Il corso del tempo ci ha sempre insegnato che "l'idea fa la
storia, non l'arma". Infatti, la shoa, questa terribile ferita della
storia, non può essere causata dalla follia di una persona, ma dell'idea, il
modo contagioso di pensare. Una sorta di "lavaggio del cervello" che
veniva fatto alla popolazione. Questa la causa. L'idea della "razza pura",
dell'inferiorità di un popolo. L'idea di supremazia, la superbia, portò i
nazisti a uccidere, massacrare pian piano gli Ebrei, per il semplice fatto di
essere "Ebrei". Iniziando dall'eliminazione dei diritti, della
libertà, proseguendo con la famosa "Stella di Davide", i primi ghetti
ed infine i campi di concentramento o sterminio. È quello che i pochi
sopravvissuti ci raccontano. Testimonianze che da quel 27 gennaio 1945, furono
mostrate al mondo. Immagini, racconti cruenti, raccapriccianti. Ad oggi,
l'olocausto viene ricordato con la giornata della memoria, proprio per evitare
che riavvengano genocidi. Questo terribile fatto, ci insegna quanto possa
accadere fa una semplice idea, quanto l'essere umano possa accadere rimanere
intrappolato negli ideali di superiorità. Per questo, è molto importante
ricordare la shoa e mantenere i ricordi. Pur essendo passato poco tempo
dall'accaduto, tutt'oggi ancora si hanno delle idee razziste nei confronti dei
stranieri.
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martedì 4 giugno 2013
Il rispetto
Il rispetto,
il sole che la notte non parla,
la luna che di giorno si nasconde.
Il rispetto,
il cinguettio degli uccelli
che la notte tace.
Il rispetto,
il vento che accarezza le foglie,
le foglie che accarezzano il vento.
Il rispetto,
mamma dell'amore,
papà del dolore.
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lunedì 3 giugno 2013
Lettera a Giovanni Falcone
Carissimo Giovanni Falcone,
quel maledetto giorno il 23 maggio 1992 la strage di Capaci, si spegne la sua vita, quella di sua moglie Francesca e della scorta. La vita di una persona che ha lottato contro il mostro, una persona che credeva di poter sconfiggere questo mostro, che credeva in un mondo migliore.La vita di una persona che ha avuto il coraggio di portare avanti una lotta pericolosa, sapendo perfettamente che la sua vita sarebbe rimasta segnata per sempre.Lei sapeva che sarebbe stata difficile, ma nonostante ciò ha rinunciato alla vita per aprire gli occhi agli schivi della mafia. Dopo il maxi processo è stato lasciato solo a combattere un nemico troppo grande, dalle persone comuni fino ai suoi coetanei, da chi vedeva in lui una forza talmente potente da sconfiggere un grande mostro, capace di porre fine alla corruzione dello stato. La mafia è un mostro senza volto, e lei cercava di darglierne uno. Ha rinunciato a una vita sociale costretto a vivere rinchiuso dentro casa, protetto dalla scorta giorno e notte, ogni suo spostamento era pianificato e ben controllato, aveva rinunciato alla libertà. Costretto ad allontanarsi dalla sua famiglia per evitare di metterla in pericolo, costretto ad non avere figli e a far rischiare la vita a Francesca. Ha vissuto in isolatamente per lo stato. Tutto questo finì quando cinque quintali di tritolo esplodono per ordine di Toto’ Rina, per mano di Giovanni Brusca. La vita di un eroe si spegne per sempre. Poche sono le persone che hanno coraggio di parlare, di aprire bocca, di denunciare, tante quelle che vivono in eterno sotto ricatto, immerse nella paura. Beh se le potrei rivolgere qualche parola direi solo che è stato e che è un grande eroe, che nessuno avrebbe avuto il coraggio di lottare contro un mostro così pauroso, che ha sicuramente ha lasciato qualcosa che non verrà mai dimentica. Le direi che che un pezzo della sua storia è in ogni di noi, che cercheremo di porre fine alla parola mafia.
quel maledetto giorno il 23 maggio 1992 la strage di Capaci, si spegne la sua vita, quella di sua moglie Francesca e della scorta. La vita di una persona che ha lottato contro il mostro, una persona che credeva di poter sconfiggere questo mostro, che credeva in un mondo migliore.La vita di una persona che ha avuto il coraggio di portare avanti una lotta pericolosa, sapendo perfettamente che la sua vita sarebbe rimasta segnata per sempre.Lei sapeva che sarebbe stata difficile, ma nonostante ciò ha rinunciato alla vita per aprire gli occhi agli schivi della mafia. Dopo il maxi processo è stato lasciato solo a combattere un nemico troppo grande, dalle persone comuni fino ai suoi coetanei, da chi vedeva in lui una forza talmente potente da sconfiggere un grande mostro, capace di porre fine alla corruzione dello stato. La mafia è un mostro senza volto, e lei cercava di darglierne uno. Ha rinunciato a una vita sociale costretto a vivere rinchiuso dentro casa, protetto dalla scorta giorno e notte, ogni suo spostamento era pianificato e ben controllato, aveva rinunciato alla libertà. Costretto ad allontanarsi dalla sua famiglia per evitare di metterla in pericolo, costretto ad non avere figli e a far rischiare la vita a Francesca. Ha vissuto in isolatamente per lo stato. Tutto questo finì quando cinque quintali di tritolo esplodono per ordine di Toto’ Rina, per mano di Giovanni Brusca. La vita di un eroe si spegne per sempre. Poche sono le persone che hanno coraggio di parlare, di aprire bocca, di denunciare, tante quelle che vivono in eterno sotto ricatto, immerse nella paura. Beh se le potrei rivolgere qualche parola direi solo che è stato e che è un grande eroe, che nessuno avrebbe avuto il coraggio di lottare contro un mostro così pauroso, che ha sicuramente ha lasciato qualcosa che non verrà mai dimentica. Le direi che che un pezzo della sua storia è in ogni di noi, che cercheremo di porre fine alla parola mafia.
domenica 26 maggio 2013
L'AMORE
E nei tuoi occhi dolci e turchini
trovo rifugio e cose belle
risplendono i sorrisi da bambini
come il cielo oscuro con le stelle.
Tra la gente splendi come fiorellini
e con il cuore duro, freddo e ribelle
mi togli il fiato con gli occhi fini
e il cuore soffre come nelle celle.
E l'amor fermo star non può
l'amina come un soffio vola via
e il cor che batte, come dir di no!
E l'tuo odor lascia una scia
sia di giorno che di notte avrò
il pensiero di quella via...
trovo rifugio e cose belle
risplendono i sorrisi da bambini
come il cielo oscuro con le stelle.
Tra la gente splendi come fiorellini
e con il cuore duro, freddo e ribelle
mi togli il fiato con gli occhi fini
e il cuore soffre come nelle celle.
E l'amor fermo star non può
l'amina come un soffio vola via
e il cor che batte, come dir di no!
E l'tuo odor lascia una scia
sia di giorno che di notte avrò
il pensiero di quella via...
sabato 11 maggio 2013
Giallo
-E' andata bene l'operazione?
-Tutto a posto, il pesce ha abboccato all'amo.
-Bene...
Tu..Tu..Tu..
La mattina come al solito Jessica, dopo quel rossetto fuoco e un'incipriata afferrò la sua borsetta blu,salutò e sali sul taxi. Come era sua abitudine, tutte le mattine passava al bar,ordinava un croissant alla marmellata,un cappuccino e in fretta e furia, un pò come se non volesse farsi notare...salutò quell'uomo..un'uomo dall'aspetto alquanto strano...
-Buongiorno signora Jessica, come sta? Ha dormito bene??
-Abbastanza,a proposito, dove sono le pratiche per quel progetto della quale le ho parlato?
- Sulla scrivania del suo ufficio..
-Grazie, vado subito a vederle.
Jessica entrò nel suo ufficio, si sedé al solito posto, su quella poltrona nera dietro la scrivania e subito notò un piccolo fogliettino giallo posto sul monitor del computer: stai attenta, guardati le spalle e non distrarti mai..Si spaventò, ma non ne volle parlare con nessuno...
Nel tardo pomeriggio, sulle sei, quando lo stanco sole stava per andare a dormire, Jessica tornò a casa, tra stanchezza e paura per quella minaccia che ripetutamente gli ritornava alla mente. Aprì la porta di casa..e come al solito vi era suo marito Ben ad aspettarla, ma quella sera nell'aria qualcosa non quadrava: tra i due vi fu uno sguardo gelido, un'aria tesa, come se si volessero parlare ma il silenzio di tomba non glie lo permetteva.
-Tesoro, come è andata la giornata??
-Oh, tutto bene, un pò faticosa..
-Ti ho preparato una bella cenetta..
Entrambi strapparono un sorriso e Jessica poggiò il cellulare,di cui era molto gelosa, sul tavolo.
-Vado in bagno.
-Si, tranquilla..
Dopo poco il suo cellulare vibrò, squillò e poi la suoneria esplose:
-Pronto amore, sei pronta? Sbrigati a prepararti altrimenti tuo marito ci scopre!
-Il marito vi ha già scoperto,cosa credevate che fossi così ingenuo?
-........
tu..tu..tu..
Il pugnale sporco di sangue cadde a terra...e in una notte, tutto cambiò..
L'alba, l'alba rossastra, l'alba già riempita da sirene della polizia che rimbombavano per tutta la città di Miami.
-Pronto polizia, è già intervenuta sul luogo?
-Stiamo indagando, abbiamo fatto esaminare il corpo, sembra che si tratti di un omicidio, la scientifica ci farà avere al più presto notizie sul quanto accaduto.
-Avete dei sospetti? Chi potrebbe essere stato?
-A primo impatto il corpo sembra essere stato bruscamente tagliato da un'arma con una lama molto affilata, ma non possiamo affermarlo con certezza...
- Signor Smith,come vi sembra possibile però che la casa della vittima sia rimasta intatta, che niente fosse stato fuori posto e che nemmeno la porta fosse stata forzata?
- L'assassino perciò, caro investigatore doveva essere un'amico di Jessica, una persona di cui si fidava e che avesse aperto la porta..
Dopo poco tempo, ossia nel giro di una settimana, la scientifica aveva tratto alcune conclusioni.
il signor Smith non faceva altro che descrivere e descrivere quella stanza in cui Jessica avrebbe chiuso gli occhi: dal generale pareva una stanzetta normale, finestre grigie e impolverate,finestre abboccate, letto rifatto, il tavolo marrone, la solita libreria piena zeppa di libri, da quelli di cucina a quelli di avventura..
Smith però insisteva su quello strano foglio giallo che casualmente era stato messo sulla scrivania di Jessica poco prima della sua morte..
-Continuò: era tutto in ordine..ma il mio squardo, d'improvviso finì su un fogliettino giallo attaccato sulla scrivania di casa dove ovviamente la vittima aveva pile di pratiche di lavoro.. era strano..ma non mi quadrava qualcosa.
-Signore..
-Mi dica Fles, avete trovato qualcosa?
-Abbiamo controllato tutti gli spostamenti della signora Jessica, le chiamate, i messaggi..sembrava una persona tranquilla...tranne che per un piccolo particolare.. Sul suo cellulare abbiamo trovato chiamate anonime, strane, troppo strane,fatte da una persona probabilmente segreta a suo marito Ben.
-Quindi lei starebbe insinuando che avesse un'amante o qualcosa del genere?
-Proprio così..
-Il movente? Il sospetto e la gelosia signor Holmes.. i falsi indizi sono stati messi proprio da Ben, per non fare insospettire i giudici..infatti è stato proprio lui a ricostruire la scena del delitto, troppo strano e troppo evidente.
-Ci parlerò io Fles..continuate le indagini.
Smith si precipitò dal sospettato marito che una volta aperta la porta di casa si trovò in un bel mare di guai. Avevo lo sguardo gelido, sembrava un cadavere e non parlava: ascoltava solo!
- Ben, lei non sa niente...vero?
-N-N-No..
-Ne è proprio sicuro??
-Certamente..cosa le fa pensare che io non lo sia?
-Beh..magari un pugnale sporco di sangue le farà tornare alla mente qualcosa..lei da tempo indagava su sua moglie, infatti aveva paura che vi stava tradendo. Controllavate i suoi messaggi, le sue chiamate, tutto. Il falso biglietto è stato tutto un piano, messo in atto dal suo complice . Quella sera, casualmente ha risposto al cellulare di sua moglie e ha avuto la conferma schiacciante del tradimento da parte di Jessica..preso dalla rabbia e stanco di tutto ciò ha afferrato un pugnale e lo ha conficcato nella schiena di sua moglie. Ha finto per tutto questo tempo di non sapere nulla,ma invece è stato proprio lei l'assassino..
Dopo attimi ininterrotti di silenzio Ben scoppiò in lacrime:
- Giuro, Giuro che io non volevo farlo..ma la mia rabbia era troppo grossa...
Notte,notte fonda,notte dietro le sbarre per Ben e per il suo complice nel carcere di Miami..
Rossi Giulia & Gentili Roberta
martedì 26 febbraio 2013
NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO
Il mio incubo iniziò così..
Il sole di mezzogiorno era alto nel cielo, brillava e scottava come un tizzone ardente. Ero in casa, tranquillo e sereno. Era un sabato, un sabato che all'inizio si prospettava come qualunque altro: invece no. In piazza sentii delle urla, all'inizio non riuscii a capire che cosa fossero, ma poi di li a poco...
- TOC TOC !! Ad aprire fui proprio io e una volta che quei brutti ceffi entrarono in casa mia capii che i miei 15 anni stavano per essere spenti.
Mia madre lanciò un urlo che mi fece rabbrividire. Misi in borsa in quattro e quattro otto il necessario e mi costrinsero a stare stretto come una sardina in una specie di treno che aveva viaggiato forse per migliaia di kilometri. Troppe persone. Non finivano mai. Vi era più gente di quanta ce ne fosse stata la Domenica in piazza.
Divisero uomini dalle donne, anziani da bambini. Non sapevo cosa stava accadendo, ma quel qualcosa mi terrorizzava. Non riuscivo a trovare i miei genitori ,e mio fratello dov'era?? Ero preoccupato...
Dopo ore e ore il treno si fermò e a quel punto il mio incubo si stava ingigantendo. Si aprì davanti i miei occhi un enorme cancello, tutto in ferraglia e con sopra una scritta : Che cosa stava a significare?? Io non ero molto esperto di Tedesco e mi sembrava tutto così strano. Diedi un occhiata qua e la, in lontananza vi era un fumo nero, che sembrava fuoriuscire da delle fabbriche. Mi scaraventarono dentro una baracca, puzzava e ed era sporca, avevo fame, avevo sonno, ero stanco e non sapevo cosa fare…mi adagiai sul pavimento e chiusi gli occhi.
-Ehi voi, sporchi Ebrei, sbrigatevi indossate queste tuniche e cercate tra queste scarpe. Fra un’ora tutti al piazzale principale e muti, non fiatate!!
Mi spaventai, e mi misi quella specie di vestiti che c’avevano tirato, vestiti tutti uguali e con le scarpe che non si sapeva quante persone l’avessero indossate l’avessero dovute indossare. Il giorno seguente mi impressero un numero sul braccio, ero un semplice numero e la mia identità era cancellata per sempre, e forse anche il mio futuro. Soffrivo perché in un attimo tutta la mia vita, quella dei miei parenti e il nostro futuro ( di tutti quelli che erano stati deportati in questi
campi di concentramento ) si stava sciogliendo come una candela. Il lavoro mi stava distruggendo, mi trattavano come, anzi peggio di un animale. Al giorno mi davano un misero pezzo di pane e dell’acqua sporca, forse anche acqua piovana ma che pur di non morire si beveva. Ci si lavava poco. A me era toccato forse un lavoro non troppo pesante come lavare i pavimenti o raccogliere i resti dei cadaveri. A forza di vedere tutta quella gente morire senza un perché mi sentivo in colpa, forse tra le mie braccia era passato anche un mio amico…chissà…, non avevo più notizie della mia famiglia, ma nemmeno dei miei amici, ma nemmeno dei miei paesani. Feci nuove amicizie, con gente che io non avevo mai visto in vita mia. Ma le mie amicizie non duravano molto, massimo due giorni e non mi affezionavo, non avevo la forza e sapevo che avrei sofferto perché quei crudeli dei generali non lasciano scampo nemmeno ad una persona. Sono tutti razzisti, Hittler e Mussolini, dopo aver firmato quelle dannate leggi razziali hanno trucidato milioni di persone, innocenti, senza un perché, solamente perché sono un ebreo mi stanno facendo soffrire come un uccello in gabbia. Ero costretto a fare quello che volevano
loro e non ero libero di scegliere, non ero libero di fare niente, non ero libero nemmeno di esprimere le mie opinioni. Mi avevano tagliato i capelli, rasati a zero e tutte le persone erano uguali, scheletriche e senza nome. Una settimana dopo il mio deportamento mi ammalai, un infezione forse causata da quella dannatissima ferita sul braccio sinistro. Si, inutile negarlo, sarei anch’io finito la, nei forni poi ammucchiato su quei miliardi di cadaveri spogli e stecchiti.
Tutti i bambini, gli anziani erano stati uccisi nelle camere a gas. Sterminio senza pietà di gente e gente ( per maggioranza ebrea ).
-Non ce la faccio più, la notte non dormo più, avrei preferito morire prima di venire qua, perché nemmeno gli animali vengono trattati come trattano noi. Solo sofferenza, dolore e amarezza c’è nel mio cuore, ci sono e rimarranno per sempre.
La seconda Guerra mondiale per la Germania si stava concludendo in modo ostile e oscuro.
Due settimane, Sono passate solo due settimane e mi sembrava un eternità, tutti soffrivano e su un totale di
2000 persone ne tornavano 2/3, un numero enormemente piccolo.
-Trrrrr….. Il mitra, il mitra!! Stanno incendiando tutto!!! Bartolomeo, ma cosa succede!!!
-Nascondiamoci, di corsa, sbrigatevi. Dopo poco un silenzio di tomba regnava in quei campi, all’inizio di Lavoro ma poi di sterminio.
-Gli Americani!! !!!!! Gridarono altri ragazzi, in altre baracche.
Di corsa uscimmo fuori, scalzi e disidratati, morti di fame, ma almeno salvi…
Roberta Gentili, Giacomo Colaneri, Giulia Rossi
Il sole di mezzogiorno era alto nel cielo, brillava e scottava come un tizzone ardente. Ero in casa, tranquillo e sereno. Era un sabato, un sabato che all'inizio si prospettava come qualunque altro: invece no. In piazza sentii delle urla, all'inizio non riuscii a capire che cosa fossero, ma poi di li a poco...
- TOC TOC !! Ad aprire fui proprio io e una volta che quei brutti ceffi entrarono in casa mia capii che i miei 15 anni stavano per essere spenti.
Mia madre lanciò un urlo che mi fece rabbrividire. Misi in borsa in quattro e quattro otto il necessario e mi costrinsero a stare stretto come una sardina in una specie di treno che aveva viaggiato forse per migliaia di kilometri. Troppe persone. Non finivano mai. Vi era più gente di quanta ce ne fosse stata la Domenica in piazza.
Divisero uomini dalle donne, anziani da bambini. Non sapevo cosa stava accadendo, ma quel qualcosa mi terrorizzava. Non riuscivo a trovare i miei genitori ,e mio fratello dov'era?? Ero preoccupato...
Dopo ore e ore il treno si fermò e a quel punto il mio incubo si stava ingigantendo. Si aprì davanti i miei occhi un enorme cancello, tutto in ferraglia e con sopra una scritta : Che cosa stava a significare?? Io non ero molto esperto di Tedesco e mi sembrava tutto così strano. Diedi un occhiata qua e la, in lontananza vi era un fumo nero, che sembrava fuoriuscire da delle fabbriche. Mi scaraventarono dentro una baracca, puzzava e ed era sporca, avevo fame, avevo sonno, ero stanco e non sapevo cosa fare…mi adagiai sul pavimento e chiusi gli occhi.
-Ehi voi, sporchi Ebrei, sbrigatevi indossate queste tuniche e cercate tra queste scarpe. Fra un’ora tutti al piazzale principale e muti, non fiatate!!
Mi spaventai, e mi misi quella specie di vestiti che c’avevano tirato, vestiti tutti uguali e con le scarpe che non si sapeva quante persone l’avessero indossate l’avessero dovute indossare. Il giorno seguente mi impressero un numero sul braccio, ero un semplice numero e la mia identità era cancellata per sempre, e forse anche il mio futuro. Soffrivo perché in un attimo tutta la mia vita, quella dei miei parenti e il nostro futuro ( di tutti quelli che erano stati deportati in questi
campi di concentramento ) si stava sciogliendo come una candela. Il lavoro mi stava distruggendo, mi trattavano come, anzi peggio di un animale. Al giorno mi davano un misero pezzo di pane e dell’acqua sporca, forse anche acqua piovana ma che pur di non morire si beveva. Ci si lavava poco. A me era toccato forse un lavoro non troppo pesante come lavare i pavimenti o raccogliere i resti dei cadaveri. A forza di vedere tutta quella gente morire senza un perché mi sentivo in colpa, forse tra le mie braccia era passato anche un mio amico…chissà…, non avevo più notizie della mia famiglia, ma nemmeno dei miei amici, ma nemmeno dei miei paesani. Feci nuove amicizie, con gente che io non avevo mai visto in vita mia. Ma le mie amicizie non duravano molto, massimo due giorni e non mi affezionavo, non avevo la forza e sapevo che avrei sofferto perché quei crudeli dei generali non lasciano scampo nemmeno ad una persona. Sono tutti razzisti, Hittler e Mussolini, dopo aver firmato quelle dannate leggi razziali hanno trucidato milioni di persone, innocenti, senza un perché, solamente perché sono un ebreo mi stanno facendo soffrire come un uccello in gabbia. Ero costretto a fare quello che volevano
loro e non ero libero di scegliere, non ero libero di fare niente, non ero libero nemmeno di esprimere le mie opinioni. Mi avevano tagliato i capelli, rasati a zero e tutte le persone erano uguali, scheletriche e senza nome. Una settimana dopo il mio deportamento mi ammalai, un infezione forse causata da quella dannatissima ferita sul braccio sinistro. Si, inutile negarlo, sarei anch’io finito la, nei forni poi ammucchiato su quei miliardi di cadaveri spogli e stecchiti.
Tutti i bambini, gli anziani erano stati uccisi nelle camere a gas. Sterminio senza pietà di gente e gente ( per maggioranza ebrea ).
-Non ce la faccio più, la notte non dormo più, avrei preferito morire prima di venire qua, perché nemmeno gli animali vengono trattati come trattano noi. Solo sofferenza, dolore e amarezza c’è nel mio cuore, ci sono e rimarranno per sempre.
La seconda Guerra mondiale per la Germania si stava concludendo in modo ostile e oscuro.
Due settimane, Sono passate solo due settimane e mi sembrava un eternità, tutti soffrivano e su un totale di
2000 persone ne tornavano 2/3, un numero enormemente piccolo.
-Trrrrr….. Il mitra, il mitra!! Stanno incendiando tutto!!! Bartolomeo, ma cosa succede!!!
-Nascondiamoci, di corsa, sbrigatevi. Dopo poco un silenzio di tomba regnava in quei campi, all’inizio di Lavoro ma poi di sterminio.
-Gli Americani!! !!!!! Gridarono altri ragazzi, in altre baracche.
Di corsa uscimmo fuori, scalzi e disidratati, morti di fame, ma almeno salvi…
Roberta Gentili, Giacomo Colaneri, Giulia Rossi
mercoledì 30 gennaio 2013
Cosa vuol dire essere timidi?
Se qualcuno mi chiedesse cosa vuol dire essere timida, beh non saprei cosa rispondere. Non che io sia così sfacciata, ma sicuramente sono abbastanza sicura di me. Spesso mi chiedono se qualche volta sia stata sicura di me, ma penso che se si è timidi, lo si è sempre, tutti i giorni, tutte le ore, tutti i secondi…
Crediamo che la timidezza sia un pregio. E’ vero, rende dolci e calmi, ma non è un così grande vantaggio: significa anche non essere sicuri di sé e non credere in se stessi, che secondo me è la cosa più brutta. Ma poi ripenso che anche io una volta ero così ad ogni piccolo sguardo arrossivo…
Ricordo ancora quando facevo parte di un gruppo musicale: ballavo sul palco, ma ogni volta sembrava che il mondo mi cadesse sopra, mi sentivo totalmente fuori posto, fuori luogo, e ogni tanto mi chiedevo cosa ci facessi li. Ero talmente imbarazzata che a volte avrei voluto mollare tutto, scappare via, ma fortunatamente questo non è mai successo! Altri episodi mi sono capitati, ad esempio quando ero al mare: come al solito si cerca di fare amicizie, ma io avevo paura anche solo di rivolgere una parola a uno o una sconosciuta, così me ne stavo accasciata sotto l’ombrellone. Anche durante le prime interrogazioni in classe, balbettavo e le mie mani cercavano qualsiasi cosa pur di tranquillizzarsi.
Poi ho capito che mostrarsi con quella maschera non era affatto bello, si può passare per quello che non si è, non si ha la possibilità di farci conoscere veramente. Succede così che ci diciamo che non abbiamo più paura di niente, o almeno lo crediamo. Ho capito che non si deve aver paura dei giudizi degli altri, perché nessuno è perfetto. Bisogna mostrarsi per quello che si è, perché la maggior parte delle volte si è timidi perche si ha solo paura di come la pensino gli altri. Il giudizio altrui è importante, ma non così tanto da farci chiudere in noi stessi. E’ molto meglio essere solari e amichevoli, oltre l’apparenza che in fondo è quella che conta meno, ma per divertirci, che è la cosa che conta di più.
lunedì 28 gennaio 2013
Il giorno della memoria...per non dimenticare
Ho preso alcuni video che riguardano questa giornata da non dimenticare:
giovedì 10 gennaio 2013
LA GUERRA
La guerra è come un rullo,
passa e non ha pietà per nessuno
Distrugge tutto quello che incontra,
è un terribile incubo
che fa soffrire
prima che tutto si risvegli.
La guerra non è il 'bum'
che si impadronisce di tutto
ma è una demolitrice
di sogni, speranze e felicità...
mercoledì 19 dicembre 2012
LUNA E STELLE
Luna e stelle from rossigiulia
Oh luna che illumini la notte,
che dai gioia ad ogni cuore,
che ad ogni persona dai calore,
e tanto amore,
non smetter mai di brillare
e timidezza dimostrare,
fa che ogni notte
magica possa diventare
e un sentimento nuovo da provare.
insieme alle stelle
dai luce e splendore
a quelle ore
vuote e piene
che ti cambiano la rotta per la meta…
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DIARIO DI GUERRA
http://storybird.com/books/diario-di-guerra/
12 settembre 1991
quì le cose non vanno per niente bene,la guerra, questo terribile incubo ci sta distruggendo poco a poco. Mi guardo intorno e mi accorgo che tutto è ormai cambiato. Cammino per strada ormai popolata da macerie; mi faccio forza e cerco di immaginare i bambini che un tempo correvano felici e spensierati, scuoto la testa, riapro gli occhi e mi accorgo che quello che ho immaginato è solo un'illusione e la cosa più brutta di tutto ciò è che probabilmente non potranno mai tornare! Per quanto mi riguarda è già una fortuna che ho la mia casa e la mia famiglia, che da un momento all'altro potrebbero non esserci più e quello è un pensiero che mi tormenta!
14 settembre 1991
Caro diario,
la mia famiglia è disperata, davanti a me cercano di ripetermi che tutto questo finirà presto, ma io mi rendo conto che cercano solo di rassicurarmi anche se non credono per niente che tutto questo si risolverà. Mia madre cerca di non farci pesare questa situazione, non ci fa mancare niente, anche se siamo ridotti pane e acqua. Proprio ieri sera ho sentito i miei che discutevano tra di loro: la mamma non faceva altro che piangere e il papà la rassicurava anche se era molto preoccupato.
17 settembre 1991
Caro diario,
la scuola, l' unico svago che ci era rimasto, ci hanno tolto anche quello, può sembrare strano ma mi mancano le lunghe spiegazioni, i tanti compiti, le lunghe chiacchierate in classe durante l'ora di arte. Mi mancano le passeggiate che facevo dopo la scuola: ora se esco a lungo c'è la possibilità che non ritorni. L'ultimo bombardamento ha portato via la mia amica Anne e la sua famiglia : sono molto triste per questo, quando lo saputo sono scoppiata a pingere; mi ci dovrò abituare.
Per la strada è un pianto ci sono cadaveri che contornano le vie, è una cosa orribile, mi chiedo come si possa essere così crudeli da uccidere la povera gente che non centra niente e a provocare un dolore tale alle famiglie. Le nostre vite sono distrutte è come se ci avessero ucciso il passato e il presente garantendoci un futuro che non potrà mai essere felice solo ai ricordi.
19 settembre 1991
Caro diario,
siamo ridotti sempre più male: altre persone morte, altre vite distrutte!
Non augurerei a nessuno il dolore che tutti noi proviamo. Ormai c'è rimasta solo una cosa da fare, sperare che questo sia solo uno brutto incubo e che al risveglio sia tutto uguale a prima, ma ovviamente non è così ,perciò mi resta da sperare che almeno finisca questo incubo; che i bambino torneranno a giocare per strada; che ai cigli delle vie ci siano dei fiori al posto dei cadaveri; al ritorno delle chiacchierate con le amiche e alle lunghe e noiose lezioni che almeno non fanno soffrire o morire qualcuno!
12 settembre 1991
quì le cose non vanno per niente bene,la guerra, questo terribile incubo ci sta distruggendo poco a poco. Mi guardo intorno e mi accorgo che tutto è ormai cambiato. Cammino per strada ormai popolata da macerie; mi faccio forza e cerco di immaginare i bambini che un tempo correvano felici e spensierati, scuoto la testa, riapro gli occhi e mi accorgo che quello che ho immaginato è solo un'illusione e la cosa più brutta di tutto ciò è che probabilmente non potranno mai tornare! Per quanto mi riguarda è già una fortuna che ho la mia casa e la mia famiglia, che da un momento all'altro potrebbero non esserci più e quello è un pensiero che mi tormenta!
14 settembre 1991
Caro diario,
la mia famiglia è disperata, davanti a me cercano di ripetermi che tutto questo finirà presto, ma io mi rendo conto che cercano solo di rassicurarmi anche se non credono per niente che tutto questo si risolverà. Mia madre cerca di non farci pesare questa situazione, non ci fa mancare niente, anche se siamo ridotti pane e acqua. Proprio ieri sera ho sentito i miei che discutevano tra di loro: la mamma non faceva altro che piangere e il papà la rassicurava anche se era molto preoccupato.
17 settembre 1991
Caro diario,
la scuola, l' unico svago che ci era rimasto, ci hanno tolto anche quello, può sembrare strano ma mi mancano le lunghe spiegazioni, i tanti compiti, le lunghe chiacchierate in classe durante l'ora di arte. Mi mancano le passeggiate che facevo dopo la scuola: ora se esco a lungo c'è la possibilità che non ritorni. L'ultimo bombardamento ha portato via la mia amica Anne e la sua famiglia : sono molto triste per questo, quando lo saputo sono scoppiata a pingere; mi ci dovrò abituare.
Per la strada è un pianto ci sono cadaveri che contornano le vie, è una cosa orribile, mi chiedo come si possa essere così crudeli da uccidere la povera gente che non centra niente e a provocare un dolore tale alle famiglie. Le nostre vite sono distrutte è come se ci avessero ucciso il passato e il presente garantendoci un futuro che non potrà mai essere felice solo ai ricordi.
19 settembre 1991
Caro diario,
siamo ridotti sempre più male: altre persone morte, altre vite distrutte!
Non augurerei a nessuno il dolore che tutti noi proviamo. Ormai c'è rimasta solo una cosa da fare, sperare che questo sia solo uno brutto incubo e che al risveglio sia tutto uguale a prima, ma ovviamente non è così ,perciò mi resta da sperare che almeno finisca questo incubo; che i bambino torneranno a giocare per strada; che ai cigli delle vie ci siano dei fiori al posto dei cadaveri; al ritorno delle chiacchierate con le amiche e alle lunghe e noiose lezioni che almeno non fanno soffrire o morire qualcuno!
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martedì 18 dicembre 2012
UN PO' DI STORIA...CON IL DIARIO DI FEDERICO II
Io imperatore di Germania e del regno di Sicilia, un uomo con la U magliuscola, come osano quei comuni lombardi darmi contro?!Non le bastano i magistrati, la riscossione delle tasse e i tribunali, no chiedono altro! E il papa??Non fa atro che infastidirmi! Con questo teocraticismo, ma come osa! Un Uomo colto, potente e bello come me non merita di certo questo!
Specchio delle mie brame chi è il più potente del reame?Altro che papa! Guardami specchio non vedi anche tu la mia potenza?
Sono alto, imponente e con un fascino non da poco, quando passo per strada tutti si inginocchiano ai miei piedi. Ogni donna verrebbe sposarmi, ma non è facile avermi!
I miei abiti sono pregiati e ben indossati.Tutti mi danno contro, ma guai se li incontro!
Ma non mi fermerò finché il controllo sul papà non avrò.
Innocenzo III non puoi star tranquillo, finché in giro sarò un attacco ti farò.
Mi ricordo quando ero piccolo...Innocenzo III mi riempiva la testa di bugie: il papa è potente, il papa va rispettato... papa ovunque, un vero e proprio lavaggio del cervello...ma io capii subito che quello potente ero io e che nessuno poteva controllarmi, infatti appena maggiorenne divenni imperatore e addio Innocenzo III da quel momento non mi interessò più niente del papa...poi iniziò a inventarsi queste storie delle crociate, ci mancavano solo queste a darmi fastidio, <bisogna fare le crociate in terra santa per purificarsi, perché la fine è vicina> ma che fine e fine, ma chi vuole prendere in giro, forse per lui la fine è vicina! Ma anche questo ho dovuto fare altrimenti mi poteva scomunicare!
Ma ora tutto questo è passato e adesso mi ribellerò così un po' di rispetto avrò!
BIANCANEVE E GLI 007 NANI
C'era una volta, anzi oggi, in una lussuosa villa a Rio de Janeiro, Biancaneve ministro della repubblica istruzione con il suo marito Mario Monti. Mario è presidente del consiglio brasiliano che si è sposato con lei solo perché Biancaneve proviene da una benestante famiglia di politici. Suo padre è Giorgio Napolitano, suo cugino Barack Obama, suo zio Nicolas Sarcozi e sua sorella Merckel. Vivono in una bellissima villa con piscina a scavo idro massaggio, trampolini e scivoli d’ acqua. L’edificio ha una pianta a stella, contiene ben 25 stanze tutte pulite e arredate in modo ordinato, ciascuna sorvegliata e mantenuta da un aitante maggiordomo. Nella stanza centrale a forma ovale c’è un pulsante nascosto che si preme mentre si dice: “007-007-007”. Dicendo ciò la stanza si trasforma in una bellissima e divertente discoteca con mille luci colorate e un enorme discoball fissata al centro del soffitto. In questa fantastica discoteca Biancaneve e Monti passano le loro migliori serate.
Lì vicino, sulla costa di Rio c’è una rurale casetta adagiata sulla rena. Ci vivono gli 007 nani, i 7 bulli della scuola: nessuno è mai riuscito a istruirli, nemmeno il miglior professore del brasile; per questo sono stati affidati all’ educazione di Biancaneve che ogni pomeriggio si reca in quella disordinata casetta dove vivono. Un pomeriggio, quando il sole, dopo la sua lunga giornata, è ormai stanco, Biancaneve sale sulla sua limousine volante con due eliche poste sopra il tettino, E’ dipinta di un colore nero lucido, è lunga come una balena ed elegante come un abito da sera .Alla guida c’è il suo autista personale Renato Brunetta che è basso come un nano da giardino e per guidare hanno dovuto istalla re un volante in miniatura, i freni adattati alle sue gambe e il freno a mano cortissimo. Dopo pochi minuti, atterrano proprio davanti a quella rurale casetta.
Brunetta cerca di aprire lo sportello, ma siccome era troppo basso non ci arrivava e perciò chiede aiuto alla bella Biancaneve:
-Aiutooo Biancaneve, aprimi!! Help me help me!!
La fanciulla sentendo la stridula voce si precipita a aprire esclamando:
-Eccomi, ma non ti vedo! dove sei?!
-Sono quiii!!!- esclamò Renato con voce infuriata.
Dopo varie ricerche lo trova, è proprio seduto al posto di guida che si dispera perché non riesce ad uscire:
-Grazie Biancaneve!!!!
-Tic toc!!...c’è qualcuno??
-Sii siamo gli 007 nani chi ci cerca? Chi sei?
-Sono Renato Brunetta, l’autista personale di Biancaneve, fatemi entrare!!
Gli 007 nani aprono, ma Renato si confonde tra i bassi bulli e, Biancaneve quando li vide esclama con voce stupita:
-Salve voi dovreste essere gli 007 nani… vediamo un po’: c’è muscolo, c’è discolo tu sei diarreolo, tu invece sei titolo, scommetto che tu sei secolo , tu mammolo e tu che dondoli dovresti essere dondolo. Invece lui là giù è …è.. Brunetta!!! O santa repubblica!! Scusa, ma sei talmente basso che ti ho confuso tra i nani!.
Renato diventa paonazzo e con un lampo sale sulla limousine e sfreccia nel cielo.
-Bene, iniziamo la nostra lezione con il riordinare la casa…
E i nani in coro…
Eoo, eooo..
Andiamo a spolverar,
diamoci da far la, la
la, la, la, la
la ,la la , la
Il pomeriggio dopo decide di portare con lei anche suo marito. Arrivati dagli 007 nani sentono un gran chiasso. Entrano e:
-Ai se eu te pego, ai ai se eu te pego…delicia, delicia assim voce mata, ai ai se eu te pego..!!
-Dai ragazzi oggi vi aspetta una dura lezione, dovrete imparare a comportarvi in modo educato a tavola.
Che languorino ho nel collo
è proprio buono questo coscio di pollo
E questa pasta che cosa ‘hai messo?
Per caso si chiama pasta al pesto?
E queste patate al forno?
Le vorrei mangiare ogni giorno!
E un dolcetto si può mangiare?
O per noi non è salutare?
A fine lezione Biancaneve torna a casa molto soddisfatto dal suo lavoro. Il pomeriggio seguente sempre con suo marito Biancaneve deve imparare agli 007 nani a leggere e a scrivere: “Scusi signor Mario, mi può aiutare a leggere questa bolletta?- Mario afferrò frettolosamente e disse:- Ma ne avete delle altre?- Muscolo rispose:- avoja ce ne avemo un cassetto pieno…e tutte da pagà!. Monti sentendo ciò si infuria come un toro e gli esce il fumo dalle narici e dalle orecchie- “ jetiglienne, icchi chi nun paga…se la da coje!
I nani stupidi dicono: -Ooooo….ma questo è matto!?!- E Monti- Viaaa, fuori dalla mia casa, è proprietà dello stato.
I nani con le lacrime agli occhi abbandonano la casetta. Assistendo a ciò Biancaneve, si arrabbiò a morte con il marito e quindi decise di consultare il suo avvocato Berlusconi. Silvio Berlusconi era un grand’uomo e Biancaneve a dire la verità aveva già provato qualcosa per lui.
Biancaneve vuole divorziare con Mario ma lui non vuole firmare le carte del divorzio e vedendo che la moglie è attratta dal suo avvocato, decide di consultare il suo specchio magico.
Specchio, specchio della mia crisi,
come farò ad eliminare
quei brutti visi?
A Biancaneve una mela
Così lei non potrà tornare
Lei la mela mangerà
Così schiattata morirà
Biancaneve con voce stupita aggiunge: - Si, si come no, bello scherzo Marie…e…turuturututti!!!
Quella sera Biancaneve, tutta sola accende la tv e mette il TG3: vede i suoi allievi che protestano in cima alla statua del cristo re:
Secolo alza un cartellone con disegnati gli 007 nani che dicono a Monti:” Monti te ne devi andare, tu qui non ci puoi stare”.
Monti per 7 giorni non si fece più vedere e alla fine del settimo giorno il presidente mise una mela tra la frutta di Biancaneve e la richiama.
-La tua ora è scaduta, io ti vedo, hai in mano uno una mela…mangiala, vedrai ti farà bene!!
Biancaneve dà un morsetto e immediatamente svenì a terra. Berlusconi sapendo il fatto tramite il telegiornale si precipita a casa di Biancaneve e la vede distesa a terra con le labbra nere. La baciò e come per magia la splendita fanciulla si rianima: i suoi capelli sono come la pece, i suoi occhi azzurri si rispecchiano con il cielo, è bellissima. Biancaneve vedendo Silvio si innamora perdutamente e i due si sposano, come figli adottano 7 bellissimi principi, cioè i loro graziosi 007 nani diventati buoni grazie all’ istruzione di Biancaneve; tutti insieme vanno a vivere in un bellissimo castello e Monti va in galera per omicidio colposo plurimo aggravato… e così vissero, anzi vivono tutti felici e contenti.
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